11/05
Diario di Bordo > 2026
Martina Franca → Crispiano
11/05/2026
Anche stamane il bianco barocco di Martina Franca non brilla. Sotto un cielo appena velato sfuma in un grigio perla che rende l’atmosfera quasi onirica. È una dimensione sospesa, dove l’attesa per la tappa più lunga di tutto il cammino diventa essa stessa parte del viaggio: un silenzioso preludio ai chilometri che verranno.
Varcata la soglia di Porta Stracciata, l’aroma del caffè ci guida come segugi verso l'unico bar aperto a quest’ora. È una sosta obbligata. Subito dopo ci immergiamo nell’intricato dedalo di vie che, superato il viale della Stazione, porta a scavalcare il ponte sulla ferrovia, prima di prendere la provinciale che punta verso la periferia.
Le palazzine residenziali cedono subito il passo alle più aggraziate figure dei trulli: un graduale passaggio dall’area urbana all’aperta campagna, dove la strada si distende a perdita d’occhio tra sconfinati campi di grano chiazzati dal rosso dei papaveri. In questo scenario di luce e colore degno del grande genio di Van Gogh, tra vie secondarie e incroci, l’onda azzurra del nostro cammino ci porta ad attraversare l’ennesima provinciale che esce da Martina Franca, prima di intrufolarci nella lussureggiante vegetazione di una delle più vaste aree protette di tutta la Puglia: la “Terra delle Gravine” (ore1:20).
Abbandonata così la strada maestra e i suoi rumori, costeggiando un muro in pietra infiliamo la comoda sterrata che, lungo il margine del bosco, alla nostra destra offre dei solari scorci sull’agro martinese e le sue masserie, prima di venir letteralmente inghiottiti dalla rigogliosa vegetazione di questo suggestivo angolo delle Murge tarantine. Alternando ombrosi tratti nel bosco, ad altri con vista su verdi pascoli e campi arati di fresco, lì nel bel mezzo del nulla ci ritroviamo a fare un breve break in una piccola stazione di servizio: una sorta di bicigrill con tanto di distributore per bibite e snack che proprio non ci aspettavamo.
Una sorpresa tira l’altra, e passando strada facendo dinnanzi alla rinomata masseria delle “zie”, alla fine del sentiero ecco apparire uno stretto nastro d’asfalto (ore2): una trasversale linea di confine che di fatto separa l’area protetta della Terra delle Gravine dall’attiguo Bosco delle Pianelle, altro santuario vegetale dove pur cambiando amministrazione, anche qui le querce la fanno da padrona. Lecci, roverelle e fragni, tutti alberi ad alto fusto che lassù in alto si toccano fin a formare degli archi a sesto acuto. Una vera e propria “cattedrale neogotica” dove la luce penetra a fatica, mentre respirando un’aria più fresca che sa di muschio, terra umida e resina, nella penombra del sottobosco ecco aprirsi una provvidenziale area pic-nic, un ampio spiazzo in terra battuta con al centro la “Foggia Valle Palazzo”, l’originale serbatoio che un tempo garantiva la necessaria scorta d’acqua a uomini e animali (448m,30min).
Giusto il tempo di consumare il nostro frugale spuntino e scambiare quattro chiacchiere con un simpatico ciclista del luogo, e con zaino in spalla il nostro viaggio di scoperta ci porta al cospetto di un’enorme quercia, un vero e proprio patriarca che, nel bel mezzo della selva sembra voler rubar la scena. Dopo questo nobile incontro, sempre nell’ombra di lecci e roverelle andiamo a intercettare il nastro d’asfalto della strada che esce dalla vicina base militare (ore1), un’area interdetta al pubblico dove basta mantenersi all’esterno dalla recinzione, per andare a incrociare nuovamente la provinciale proveniente da Martina Franca (20min).
Al di là della nera striscia d’asfalto riprendiamo l’agevole sterrata che, costeggiando l’ampia area ricreativa del centro visitatori, più avanti si trasforma nuovamente in sentiero, prima d’intrufolarsi nell’angusto solco di una gravina: uno stretto passaggio tra pietre ammantate di muschio e felci, che bucando la barriera del bosco porta direttamente fuori dalla selvaggia area “wilderness” del Parco (40min).
Alla luce del sole, costeggiando interminabili muretti a secco e affiancando per un buon tratto la linea ferroviaria, tra boschetti di pini marittimi e filari di vigne puntiamo poi dritti verso la periferia di Crispiano, la “Città delle cento masserie”.
Raggiunta così la meta, ecco che dinnanzi alla parrocchiale dedicata alla “Madonna della Neve” arriva il momento di fermare il tempo, prima di sederci al tavolo del bar lì vicino. Posto e momento giusto, sia per apporre il timbro sulla credenziale, che festeggiare il fine tappa con la “birra del cammino” (243m, ore1:10).
Dislivello assoluto 205m. (↑146m, ↓383m.).
Tempo di cammino ore 7:00
Lunghezza tragitto Km 31.