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11-12.8 Marmolada

Vie ferrate > 2013

Marmolada

11-12/08/2013

Fino al 1915, lungo il Passo di Fedaia e il Padon correva la linea di confine che separava l’impero austroungarico e il regno d’Italia, pertanto allo scoppio del conflitto, la Marmolada grazie alla sua posizione dominante, rappresentò un obiettivo strategico per controllare le importanti vallate circostanti. A quote che superavano spesso i 3.000 metri, i militari oltre a doversi difendere dal nemico, dovevano lottare anche contro la avversità dell’alta montagna “ La morte bianca”. Per difendersi da tutto ciò, ambo gli eserciti si diedero un bel daffare a scavare cunicoli e ripari, trasformando così la montagna in una poderosa fortezza. La Città di Ghiaccio, per gli austriaci “Eisstadt”, era un intricato dedalo di cunicoli, dormitori e depositi, il tutto realizzato nelle viscere del ghiacciaio della Marmolada, gli artefici di tutto questo, sotto la guida dell’ing. Tenente Leo Handl, furono i genieri austriaci nel 1916. Tra le varie vicende della guerra in Marmolada, una  vede come protagonista il colonnello Peppino Garibaldi (discendente del più noto Eroe dei due Mondi) il quale, visti i vani tentativi per espugnare  il fortilizio austriaco, progettò di far risalire  da un reparto alpino la famigerata parete sud, per mezzo di un “pallone aereostatico frenato”. Il testardo comandante, malgrado la perplessità del comando alpino, e il parere sfavorevole del reparto Aerostieri, portò avanti comunque la sua idea. Il piano prevedeva di risalire nottetempo a quota 3153 m. fin alla sottostante cengia, a questo punto la squadra di cinque alpini sarebbero sbarcati per prendere posizione, e da lì, risalendo il canalone sovrastante, avrebbero messo in atto la sortita contro il nemico. Pallone, funi di ancoraggio e armamenti, erano  già pronti al Pian d’Ombretta; ma per fortuna non se ne fecce nulla, infatti il caso ha voluto, che poco prima di mettere in atto il machiavellico progetto, giungesse l’ordine  di ritirata al Piave. Da successive verifiche, alla fine della risalita, invece di rasentare la parete rocciosa, la cesta con il suo carico umano, si sarebbe trovata a circa 400 metri dalla cengia stessa, e di conseguenza gli austriaci avrebbero avuto gioco facile per abbattere e far esplodere il pallone, gonfio di idrogeno, con il conseguente e tragico fallimento.


giorno

Ferrata di Punta Penia.


Imbarcati sulla cabinovia che parte dal lago di Fedaia, approdiamo ai 2625 metri del Pian dei Fiacconi, punto di partenza della nostra ascensione per Punta di Penia. Dall’affollata stazione d’arrivo, in compagnia di Peter, la nostra fidata guida, caliamo leggermente di quota verso ovest sul sentiero 606, e risalendo per ghiaioni, neve e ghiaccio; lasciata l’imponente parete del Gran Vernel alla nostra destra, e superata l’omonima vedretta, perveniamo all’ultimo strappo roccioso, che asservito da corde fisse ci porta ai 2896 m. di Forcella Marmolada (ore 1 e 30 min.). Da qui ha inizio la via ferrata della cresta occidentale, che attrezzata con cambre di ferro e scalette, ci porta a superare un primo tratto di ripide placche levigate, poi proseguendo sul panoramico e strapiombante ciglio della famosa parete sud, e successivamente sull’innevato pianoro sommitale, finalmente agguantiamo l’algida vetta di Punta Penia (3342 m, ore 1) massima elevazione dolomitica. Come nel più luminoso dei firmamenti, tutt’attorno fanno capolino le cime più famose dell’arco alpino, e così, il Gruppo del Sella, il Piz Boè, il Lagazuoi ,le Tofane, il Pelmo il Cristallo e l’ammaliante parete ovest del Civetta, e tante, tante altre ancora, sono lì al cospetto della “Regina delle Dolomiti”; e infine, sazi del meraviglioso panorama, seduti attorno a un tavolo di “Capanna Penia” pensiamo a riempire un po’ anche la pancia. Per il ritorno digradiamo inizialmente lungo una cresta “Schena del mul” che dirige a nord, fino a imboccare sulla nostra destra un scosceso canalino roccioso asservito da un cavo d’acciaio,  che ci cala al sottostante ghiacciaio. Seguendo la serpeggiante traccia sulla banchisa di ghiaccio, legati in cordata, e sotto l’esperto sguardo di Peter, superiamo senza problemi le insidie del ghiacciaio, i dolci pendii nevosi, e le ultime scivolose placconate rocciose, concludendo così  alla stazione del Pian dei Fiacconi (ore 1 e 40 min.).
Dislivello max. 717 m.
Tempo totale di percorrenza
4 ore e 10 min.

               

II
° giorno
Ferrata brigata Cadore “l’Eterna”

Tra una fetta biscottata e un sorso di caffè, fiduciosi nelle rosee previsione del gestore del rifugio, e a dispetto delle nubi che nottetempo hanno offuscato le cime circostanti, dissolviamo ogni dubbio, e decidiamo che la ferrata “Eterna” sà da far!  Con partenza dal rifugio di Passo Fedaia (2057 m) posto all’estremità est del lago stesso, seguendo le indicazioni per la via ferrata “Eterna” (brigata Cadore) risaliamo inizialmente su per il pendio sterrato della pista da sci, posto proprio alle spalle del rifugio, e risalite giusto un paio di irte rampe, abbandoniamo il comodo tracciato per inerpicarci sulla nostra sinistra, dove la palina indicativa della ferrata ci indirizza su per delle levigate placconate rocciose; in seguito  sono dei vistosi bollini rossi, dipinti direttamente sui grossi massi, che ci guidano fin sotto la base dei “Lastià di Serauda” dove scorgiamo la targa rossa d’attacco della via ferrata ( 50 min.). La targa riporta l’inquietante avvertimento “Molto Difficile” e infatti già dal verticale attacco realizziamo che mai termine fu tanto appropriato; ma questo non è ancora niente! Infatti l’unica certezza che ci guida per tutta la lunghezza della via, è l’indispensabile cavo d’acciaio, che come un prezioso filo d’Arianna, oltre a indicarci la via, ci assicura una continua presa per le mani e trazione per le braccia, invece come  appoggi per i piedi, bisogna cercare tra le più minuscole e nascoste scaglie di pietra, e spesso la ricerca è veramente un’impresa!! Superata una lunga e inclinata lavagna iniziale, veramente verticale ed esposta, più in alto ci aspetta un altrettanto lungo, e aereo saliscendi sulla frastagliata cresta. Pungolati dall’insidia delle fosche nubi, ma sempre concentrati a dove poggiare il passo successivo; per irte risalite e profonde discese, passando alternativamente da un versante all’altro, e a tratti camminando sull’affilata lama del fil di cresta; scavalcando con agile “spaccata” un profondo intaglio, e più avanti calando per pioli giù lungo un diedro del versante orientale; percorriamo un breve sentierino in piano per risalire infine un’ultima serie di cambre, che ci porta a concludere l’impegnativo percorso (ore 2,40). A questo punto, mescolandoci ai curiosi turisti, e vagando tra i manufatti della grande guerra,  il comodo e breve percorso della zona monumentale ci porta alla stazione intermedia di Forcella Serrauda (2857 m ). Dopo la sosta ristoro al Bar della stazione, infilata una galleria (una sorta di grosso tubo metallico) sbuchiamo sul sottostante ghiacciaio, e seguendo la vecchia pista da sci, inizialmente per nevaio, e infine su morena, concludiamo l’escursione al Passo di Fedaia ( ore 1 e 20 min.).

Dislivello max.
800 m.
Tempo totale di percorrenza
4 ore. (
più mezzora circa, per la visita ai manufatti della Grande Guerra)

Come raggiungere il Passo di Fedaia

Lasciata a Egna-Ora la A 22, percorriamo in successione, la Val di Fiemme e quella di Fassa fino a Canazei, e da lì seguendo le indicazioni per Passo di Fedaia si arriva all’omonimo lago, punto di partenza per i nostri due giorni.

Note

Le due vie ferrate, protagoniste della nostra due giorni, oltre al Kit da ferrata, richiedono ramponi, piccozza e tutto quel che serve per la progressione in sicurezza sul ghiacciaio. Data la lunghezza delle due ascensioni, l’assenza di vie d’uscita per eventuali ripensamenti, la vertiginosa esposizione, e l’ambiente impervio dell’alta montagna, le sconsiglio vivamente ai nèofiti,  e ancor meglio, e più sicuro, affidarsi ad una esperta guida alpina.

                         

 
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