1/2.7 Monte Rosa - GrEsGa

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1/2.7 Monte Rosa

Diario di Bordo > 2011

Monte Rosa
1-2 Luglio Alagna/Capanna Margherita.
La squadra “A” del G.E.G, Pietro, Fausto, Gianpietro e Aurelio, quest’anno si è ricompattata per la consueta due giorni tra i monti, e che monti! Quest’anno infatti, dopo aver percorso l’aspra e selvaggia Valsesia siamo giunti ad Alagna, stazione di partenza della funivia per il M.Rosa.
Primo Giorno
Accompagnati da Michele, un’esperta guida alpina del centro di Alagna (1191), ci imbarchiamo sulla cabinovia che porta fin su ai 2980m. del Passo dei Salati, punto d’inizio della nostra avventura d’alta montagna. Incamminandoci sul sentiero che risale l’erto pendio roccioso posto alle spalle della stazione, con direzione N/O procediamo a metà costa dello Stolemberg, e prestando attenzione a non scivolare sulle “pietre saponarie” arriviamo a Punta Indren (3215m ore1:20), primo punto di riferimento sulla roadmap del M.Rosa. Lasciata alla nostra destra la vecchia stazione della funivia, la nostra escursione prosegue su un tracciato misto di roccia e neve fin sul piano del Ghiacciaio di Indren, dove ricalcando l’evidente traccia che lo traversa, più avanti ci ritroviamo ai piedi di una bastionata rocciosa. Qui il nostro sentiero si biforca, e risalita a questo punto la traccia alla nostra destra, aiutati da corde di cortesia e scale rimontiamo il costone roccioso fino a giungere sul Ghiacciaio del Garstelet, dove tralasciata l'indicazione alla nostra sinistra per il rifugio Città di Mantova, tirando dritto per l’ampia traccia che attraversa il ghiacciaio, più in alto raggiungiamo il rifugio Gnifetti (3647m, ore1:20).
Qui al rifugio troviamo una nutrita e cosmopolita compagnia di alpinisti, ma soprattutto ci aspetta una genuina e abbondante cena, e malgrado le raccomandazioni di Michele, ci siamo lasciati volentieri  corrompere dalle succolenti lecornie. Così con la pancia piena e la testa un po’ frastornata "effetto alta quota?" data una distratta occhiata alle luci di Milano che brillano laggiù in pianura, ci siamo rintanati nelle nostre brande, pronti per un bel sonno rigenerante.
Dislivello totale di salita 667 m.
Tempo totale di percorrenza ore2:40.
                                                          
Secondo giorno
Dopo una notte insonne (altro che rigenerante) la sveglia è squillata alle quattro e un quarto, giusto il tempo per darsi una rinfrescata, trangugiare una fugale colazione, e una volta indossata l’attrezzatura, via! tutti legati in cordata sulla vitrea banchisa ghiacciata (-15°c, e vento a circa 45 Km orari). A guidarci fin sulla cima di Punta Gnifetti e ritornare poi giù ad Alagna, oggi c’è Osvaldo, un’altra esperta e altrettanto simpatica guida alpina. Risalito subito a N il pendio del Ghiacciaio del Lys, proseguendo sulla banchisa ghiacciata e transitiamo in breve sequenza ai piedi della Piramide Vincent e il Corno Nero, mantenendo l’aguzza vetta del Lyskamm alla nostra sinistra e su pendenza ora più lieve, risaliamo verso il Colle del Lys (4280m). Capanna Margherita, ben visibile dinnanzi a noi, ci appare come un miraggio irraggiungibile, sempre più lontana, però sferzati dalla tramontana e senza tanto star lì a rimuginarci sopra, continuiamo a camminare sotto Punta Parrot e ai suoi seracchi, fino a portarci alla base di Punta Gnifetti. Traversando ora a sinistra, in leggera salita ci portiamo al passo Gnifetti (4450m), dove con un ultimo ma faticoso strappo finalmente agguantiamo la sospirata Capanna Regina Margherita (4554m, ore3:30). La soddisfazione, è proprio il caso di dirlo, è alle stelle, e la fatica della salita è ampiamente ripagata dalla fantastica vista, che da ovest a est abbraccia l'intero arco alpino, e se a sud si estende la pianura padana, a nord si elevano vette che superano abbondantemente la fatidica quota dei 4000. Fantastico, semplicemente fantastico!!
Dopo la breve e meritata sosta, ridiscesi a ritroso sul medesimo tracciato dell’andata e transitando per rif. Gnifetti, più in basso stavolta ci concediamo un break al rif. Mantova (3498m, ore2.). Dal rifugio, camminando tra pietre, neve e agevolati da tratti di sentiero attrezzato, più in basso ci riportiamo sul Ghiacciaio di Indren, dove evitando di transitare ai piedi del Stolember, attraversiamo direttamente fino alla vicina stazione del nuovo impianto di cabinovia che risale da Gressoney (3275m, 40min.). Sfruttando a questo punto la tecnologia, con un primo troncone di funivia ci portiamo prima al passo dei Salati, e da lì con gli impianti di Alagna, non ci rimane che concludere la nostra avventura giù in vallata.
Dislivello in salita 1050m. In discesa 1280m.
Tempo totale di percorrenza ore 6:10.

                                                                      
Note
Necessaria tuta l’attrezzatura d’alpinismo: corda, piccozza, ramponi e un ottimo vestiario d’alta montagna (Giacca antivento, guanti- calze-berretto invernali) accessori per il sole (occhiali scuri, crema solare, berretto leggero) vestiario antipioggia (giacca e copri-pantaloni). Utile inoltre avere a disposizione qualche medicinale per il mal di testa ( l’alta quota vi può rovinare questa irrepetibile esperienza). Al rifugio di pernottamento, evitate abbuffate, perché causa l’alta quota, sia la digestione che il riposo notturno sono alquanto “difficili”. È indispensabile affrontare il trek con un’esperta Guida Alpina.
Curiosità
Monte Rosa, o Mons Sylvius o Momboso.  Sempre lui il grande fiore di ghiaccio che si affaccia sulle pianure. Nitido sopra le risaie del vercellese nei pomeriggi di vento, si vela di rosa all’alba e al tramonto ( ma attenzione: il toponimo Rosa non deriva da quel particolare colore, bensì da un antico termine patois, RÖSA, che significa ghiacciaio). Come sosteneva Leonardo da Vinci, quel del Rosa è il gruppo montuoso più imponente della catena alpina: ben 30 sue cime superano quota 4000 metri ( sulle 82 complessive delle Alpi). La nostra meta capanna Regina Margherita appollaiata a quota 4554 m. di punta Gnifetti, è il rifugio alpino più elevato d’Europa, fu inaugurato il 18 agosto del 1893 con la presenza della Regina Margherita. Il rifugio laboratorio fu molto importante per i studi della medicina d’alta quota. 


 
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