15/07 Val Sorda - GrEsGa

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15/07 Val Sorda

Diario di Bordo > 2023
Valpolicella
Vajo della Val Sorda
15/07/2023
Arianna, Roberta, Matteo e Marco, nuova compagnia per una nuova avventura che stavolta ci ha riportato in Valpolicella. Terra di pregiati vini ma anche di ambienti a dir poco “primordiali”, come la Valsorda, un profondo e ombroso orrido dove si ha la sensazione d’avventurarsi in uno dei tanti racconti di Emilio Salgari, il gande scrittore veronese che proprio da queste parti ha vissuto la sua giovinezza.

Dinnanzi alla bacheca che al Molin de Cao mette in bella mostra la mappa della zona (308m), non resta che iniziare la giornata seguendo il sentiero che lì a destra porta alla biforcazione del segnavia C.A.I 238, dove ignorando la diramazione sinistra per il vajo del Progno di Breonio, a destra andiamo a imboccare l’attigua Val Sorda. Aiutati da dettagliate indicazioni locali e senza mai perdere di vista il segnavia bianco-rosso 238, controcorrente ci ritroviamo così a risalire il “Rio Mondrago”, un vivace corso d’acqua che tra spumeggianti cascatelle e cristalline pozze ci guida tra le più recondite pieghe dell’ombrosa forra. Un ambiente primordiale ricco di felci e muschio dove anche la luce prende forma, e dove accompagnati dall’incessante gorgoglio dell’acqua basta alzare lo sguardo, per rispecchiarsi in un fiabesco mondo dove il sotto e il sopra si confondono, e il ponte lassù in alto sembra unire le sponde di un magnifico lago. Tornati con i piedi per terra, tra i segreti anfratti che modellano l’imponente scogliera troviamo l’angolo giusto per l’immancabile foto di gruppo, prima d’abbandonare il profondo vajo deviando sul sentiero 6 (481m, ore1:50), un’erta traccia che su per il boscoso versante destro s’inerpica fin a intercettare il bivio col sentiero 1 (25min), dove lì alla luce del sole tralasciamo per ora l’indicazione del ponte tibetano, per seguire invece a sinistra quella per l’ormai vicina Malga Biancari (592m, 05min), altro posto questo dove lasciar l’auto e iniziare l’escursione. Baciati dal sole e in bella compagnia, ben presto arriva il momento di lasciare l’accogliente area ricreativa e tornare al precedente bivio, dove proseguendo stavolta sul sentiero numero 1, prestando attenzione al scosceso tratto gradinato e rasentando la recinzione che protegge i passaggi più esposti, nel frattempo arriviamo all’imbocco del traballante ponte tibetano (420m, 35min). Lì affacciati sull’orlo dell’orrido arriva il momento di sfidare la vertigine poggiando i piedi sulla passerella sospesa nel vuoto, un pizzico d’adrenalina che sembra dar vigore all’intera compagnia, mentre passo dopo passo troviamo il tempo per un’originale foto ricordo, prima d’imboccare sull’opposto versante il sentiero che per un’ultima salita porta alla grotta di Campore (617m, 30min), altra meraviglia della natura che ben giustifica tanta fatica.
Giusto il tempo di curiosare tra i meandri della buia spelonca, e per segnavia 3 non resta che digradare giù dal ripido sentierino che in basso termina sul fondo della Val Sorda (50min), dove a ritroso torniamo ben presto al Molin de Cao, punto di partenza della nostra avventura (05min).
Dislivello assoluto 292m. (↑438m, ↓449m).
Tempo di cammino ore 4:20.
Lunghezza tragitto Km 8.  
Note:
Ben attrezzati con funi di cortesia, passerelle e scalette di tutte le fogge, sia il sentiero 238 che corre sul fondo dell’umida Valsorda che i scoscesi sentieri di rientro, richiedono calzature adatte per il trekking e molta prudenza, infatti tra pietre umide e tratti scoscesi la scivolata qui è sempre pronta.
                               
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