4 giorni in Val di Fundres - GrEsGa

Vai ai contenuti

4 giorni in Val di Fundres

Diario di Bordo > 2020
Alta via di Fundres
17/18/19/20 Agosto 2020
Lucio, Davide, Gabriele e Silvano, nuovi e simpatici compagni di viaggio per un’altrettanto nuova avventura, che dal fiabesco borgo di Malga Fane ci condurrà alla scoperta dei solitari sentieri che attraversano i monti e le valli di Fundres. Un’ambiente d’alta montagna vario e a misura d’uomo, dove verdi alpeggi solcati da vivaci torrenti si alternano ad aspre pietraie, un suggestivo e impegnativo itinerario ad anello che a ridosso delle alte vette di confine ci porterà a toccare le rive d’incantevoli laghi alpini, preziosi gioielli incastonati tra i monti che incorniciano la Val di Fundres.
                      

1° giorno
Malga Fane-Picco della Croce-rif. Bressanone
Cielo grigio e minaccioso, tempo da lupi che fin dalle prime ore del mattino ci accoglie a Malga Fane (1705m), un solitario e suggestivo borgo di autentiche malghe in legno dove per segnavia 17 risaliamo direttamente la carrozzabile sterrata che tra i prati s’infila poi nella forra del rio Valles. Risalendo così su per lo stretto impluvio, in alto abbandoniamo la sponda del torrente e il segnavia fin qui seguito per deviare sulla sterrata che a nord porta alla graziosa Malga Labiseben (2138m, ore1:10), dove attraversato l’alpeggio e ignorando strada facendo la deviazione sinistra per il Lago di Marmo, dritti sul segnavia 18 ora proseguiamo fin sulle rive del Lago Selvaggio (2532m, ore1:30), un’incantevole e placido laghetto alpino dove tra una foto e l’altra non ci accorgiamo nemmeno delle prime gocce d’acqua. Aggirando con giro orario il lago, sull’opposta sponda riprendiamo il sentiero che prima per prato e poi su terreno sempre più roccioso prosegue fino all’ennesimo bivio del valico di Rauhtaljoch, dove abbandonata momentaneamente l’indicazione per il rifugio Bressanone, su per la china rocciosa, tra sfasciumi e detriti agguantiamo la vetta del Picco della Croce (3123m, ore2:10), massima elevazione della nostra escursione e di tutti i monti di Fundres, dove pioggia, nubi e vento lasciano appena il tempo per l’immancabile foto di gruppo prima di ridiscendere in picchiata giù ai piè del monte.
Riguadagnata così la precedente sella di Rauhtaljoch (2807m, 50min), giusto un veloce break al riparo dal vento, ed ecco che scivolando giù con ogni espediente nell’ampia pista innevata che digrada nel vallone di Rauhtal, per i prati dell’alpe alla fine la nostra prima giornata si conclude tra le mura dell’accogliente rif. Bressanone (2300m, ore1).
 Dislivello assoluto 1427m. (1639m. 1081m.)
Tempo di cammino ore 6:40.
Lunghezza tragitto Km 14.
                                                    
 
2° giorno
Dal rif. Bressanone al rif. Ponte di Ghiaccio
Anche stamane cielo nuvoloso, ma confidando nelle discrete previsioni e sperando che almeno la pioggia ci sia risparmiata, dopo l’ottima e abbondante colazione, zaini in spalla e via sul sentiero 19, dove sul retro del rifugio risaliamo per prato alla forcella di Steinkarscharte (2618m, 45min), primo valico della giornata che qui separa cima Pfannespitz dalla Testa d’Asino. Tra gli sfasciumi che digradano giù dall’opposto versante nel frattempo atterriamo nell’alpe di Monte Largo, dove abbandonato il segnavia 19 a nord andiamo a intercettare l’Alta Via di Fundres, un lungo e continuo saliscendi che da ovest verso est traversa le erbose pendici meridionali dei monti di Fundres. Mantenendoci così  nella parte alta della conca prativa e tralasciando un primo trasversale sentiero che da valle sale a monte, tra mucche e cavalli al pascolo nel frattempo risaliamo alla forcella di Kellersharte (2439m, ore2) dove abbassandoci poi nella successiva conca dell’alpe di Engbertal e ignorando anche qui l’indicazione per il laghetto di Silvella, tra pietre e prato attraversiamo l’ennesimo torrente per risalire sotto lo sguardo vigile delle caprette verso un terrazzino con tanto d'ometto in pietra, un’evidente punto di riferimento che ci porta a digradare leggermente tra i prati prima di risalire verso il crinale roccioso, dove aiutati da corde di cortesia superiamo l'impervio tratto che porta alla successiva forcella di Dannelscharte (2437m, ore1:45). Digradando tra prati e massi erratici ecco arrivato il momento della rigenerante pausa rancio, prima di riprendere a salire su per le cenge incise a ridosso del crinale, dove aiutati sempre da corde e ignorando nel frattempo il sentiero che cala giù al bivacco Brenninger, superata grazie ad una scaletta in legno la recinzione in filo spinato che delimita il pascolo, ecco che più avanti ci ritroviamo a balzare tra gli enormi massi del circo glaciale del “Weißsteinkar”, un faticoso esercizio di gambe e fiato che su dall’opposto versante della conca detritica risale ripido alla forcella di Gaisscharte (2572m, ore2:10), altro cruciale valico dove d’improvviso sembra non esserci più nessuna via d'uscita. Ma ecco che l’inconfondibile segnavia bianco rosso lì dipinto inequivocabilmente ci invita a infilare la stretta fessura che stà difronte a noi, una breccia tra le rocce dove a malapena si riesce a poggiare il piede. E così, un piede dietro l’altro e forzando per non rimanere incastrati con lo zaino, al di là della feritoia eccoci d’improvviso aggrappati ad una catena di sicurezza, dove poggiando i piedi su delle cambre metalliche caliamo in verticale giù dal canalino che in basso termina nell’ampia conca detritica dell’Obervalskar, dove passando da lì a poco a fianco di una pozza d’acqua, con il Lago Ponte di Ghiaccio che giù in valle fa già capolino, ecco che basta alzare la testa per adocchiare nel bel mezzo dell’omonimo passo anche il rif. Ponte di Ghiaccio.
Seguendo la traccia che si perde nel labirinto di pietre e con la nostra meta che là difronte sembra allontanarsi sempre più, balzando di roccia in roccia a nord digradiamo sul fondo della conca glaciale, dove attraversato il ruscello non resta che attaccare l’opposto pendio e terminare così l’avventurosa giornata al rif. Ponte di Ghiaccio (2545m, ore2), importante crocevia di più sentieri dove nemmeno l’ingrata foschia può negare la soddisfazione di gustare l’immancabile fresca birra di fine giornata e la vista sull’opposta Val Aurina.
Dislivello assoluto 272m. ( 1504m. 1180m.)
Tempo di cammino ore 8:40.
Lunghezza tragitto Km 17.
                                    
 
3° giorno
rif. Ponte di Ghiaccio- Fundres- malga Wieserhütte
Se è vero che il buon giorno si vede dal mattino, allora visto il sole che splende in cielo questa deve essere senz’altro la nostra giornata fortunata. E così dopo la rituale foto di gruppo e aver dato un’ultima occhiata sul Lago di Neves e sulle alte vette della Zillertal, ecco che abbandonata l’alta via che ieri ci ha portato fin qui, senza esitare giriamo le spalle al rifugio e via giù dritti in riva al sottostante lago “Ponte di Ghiaccio” (2351m, 20min). Proseguendo da lì sul sentiero di fondovalle (segnavia 13), in costante discesa arriviamo alla malga Eisbruggalm (2150m, 30min), dove mantenendoci sul sentiero parallelo al torrente, da lì a poco andiamo a intercettare la carrozzabile, un comodo tracciato sterrato che al bivio più in basso attraversa il ponte, mentre il nostro sentiero prosegue dritto sulla destra orografica del torrente (2050m, 20min). Tra zone boscate e verdi radure, passando strada facendo davanti a caratteristici tabià e malga Egger Boden Alm (1691m, 30min), poco più in basso giungiamo al piccolo borgo di Dun (1480m, 20min), dove alternando da lì tratti di strada asfaltata ad altri su sterrato, giù per l’evocativa Via Crucis alla fine ci ritroviamo tra le tranquille viuzze di Fundres (1159m, ore1:10), l’amena cittadina che dà il nome all’omonima valle, dove seduti al tavolo del bar, lì poco distante dalla pittoresca Chiesa ci godiamo con soddisfazione la bella giornata di sole. Il relax purtroppo dura poco, e ripercorrendo a ritroso la via principale, ecco che ancor prima di lasciare l’abitato alla nostra sinistra imbocchiamo una via trasversale, dove lasciandoci alle spalle le ultime abitazioni e seguendo il segnavia 12, attraversato un prato iniziamo ad arrancare su per il boscoso pendio della dorsale che separa la Val di Fundres dall’adiacente Val d’Altafossa, un’erto sentiero ormai abbandonato a sé stesso dove l’unica certezza è la salita. E così, tra alberi divelti e un selvaggio sottobosco, cercando di non perdere di vista i sbiaditi colori bianco-rossi nel frattempo sbuchiamo in un solare pianoro sboscato, un’ideale sosta di mezza via dove la scusa d’immortalare un’eccezionale vista sulle dirimpettaie Alpi della Zillertal è l’occasione giusta per riprendere fiato e gustare dei squisiti mirtilli, prima di attaccare l’ultimo erto tratto nel bosco che su in alto porta al passo di Falzarer Joch (2259m, ore3).
Dopo tanta fatica, la rituale foto di gruppo e un veloce break son quel che ci vuole prima di calare giù in picchiata dall’opposto versante, dove senza più problemi d’orientamento, per pascoli e sentieri ben evidenti alla fine la nostra giornata termina sul fondo dell’idilliaca Val d’Altafossa, dove spaparanzati sulle comode sdraie della pittoresca malga Pranter Stradel Hütte ci godiamo gli ultimi raggi di sole prima di raggiungere la vicina Wieserhütte (1800m, 40min), ultimo rifugio di pernottamento dove già ci attende l'immancabile fresca birra.
Dislivello assoluto 1386m. (1479m. 2182m.)
Tempo di cammino ore 6:50.
Lunghezza tragitto Km19.
                                      
4° giorno
Da Malga Wieserhütte  a Malga Fane
Al canto del gallo... o meglio, con il sonoro ragliare dell’asino, la nostra ultima giornata tra i monti e le valli di Fundres inizia con l’immancabile e abbondante colazione, e fatta la rituale foto di gruppo e i convenevoli saluti al simpatico padrone di casa, ecco che sul retro della malga Wieserhütte ci incamminiamo fin da subito sul segnavia 15, un’erto sentiero che alzandosi velocemente di quota su per il versante sinistro della Val d’Altafossa, a strette serpentine risale nell’alto dell’impluvio fin sulle rive dell’incantevole Lago Grande (2271m, ore1), un placido lago alpino che ci sorprende con le sue acque cristalline. Ma la sorpresa non è ancora finita, infatti giusto il tempo di aggirare il lago, ed ecco che cambiando prospettiva dall’opposta riva lo specchio d’acqua sembra scomparire, un magico effetto ottico dove lago e cielo si confondono, e le due gobbe là in fondo sembrano sospese nel vuoto, un’incantevole miraggio che travolge con sensazioni uniche, difficilmente dimenticabili e descrivibili. Girate a malincuore le spalle al lago a nord risaliamo su per lo stretto impluvio del torrente fino a sbucare nel vicino alpeggio di Seefeldalm, dove lasciate le tranquille mucche lì al pascolo e proseguendo alla nostra sinistra su per l’erto fianco della conca prativa, poco più in alto approdiamo su un panoramico ripiano, dove con il Lago Grande ai nostri piedi ecco apparire a sud gli inconfondibili profili delle Dolomiti Fassane, altro impareggiabile panorama che ben ripaga la fatica della salita che sempre più ardua porta alla forcella di Seefeldscarte (2520m, ore1), primo e unico pitstop della giornata.
A questo punto è veramente il caso di dire che il nostro rientro è tutto in discesa, infatti senza altre sorprese, giù dall’opposto versante occidentale e passando strada facendo per Malga Stin (2114m, 50min), tra prati e ruscelli la nostra fantastica quattro giorni si conclude direttamente al parcheggio di Malga Fane, dove seduti attorno ad uno dei tavoli delle caratteristiche malghe in legno, con un boccale di birra e un’immancabile piatto di canederli già si pensa alla prossima avventura (1739m, 40min).
Dislivello assoluto 720m. ( 885m. 1024m.).
Tempo di cammino ore 3:30.
Lunghezza tragitto Km 8.
                                      
Torna ai contenuti