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26/02 Costabella

Diario di Bordo > 2021
Cima Costabella
26/02/2021
Se non si son visti anche d’inverno, si può dire di conoscere i monti solo a metà.
(Julius Kugy)
Il famoso pensiero del grande alpinista Sloveno è l’ispirazione giusta per tornare sul pianoro di Prada e partire da lì per un’escursione invernale sulla Cima di Costabella, la prima vetta che s’incontra salendo da sud lungo la dorsale del Baldo, un cucuzzolo arrotondato dove sotto la neve non cresce pane ma bensì tanti preziosi fiori alpini che hanno valso al monte Baldo il titolo di “Hortus Europae”.

Passando dall’asfalto allo sterrato e deviando nel frattempo sul sentiero che dalla val del Sacco sale nella faggeta, alla nostra sinistra ci innalziamo di quota fino a intercettare il segnavia 51 (1209m, 50min), il trasversale sentiero che dalle due Pozze porta ai Bàiti d’Ortigara e alla storica chiesetta della Madonna della Neve (1438m, 20min). Sempre in moderata salita riprendiamo subito a camminare su per il prato innevato, e passando alti sulla pozza ghiacciata che d’estate disseta il bestiame, dritti a monte risaliamo nella successiva fascia boscata fin ad agguantare l’agevole tracciato della vecchia strada militare (20min), la via principale per le creste del Baldo che sotto la neve è quasi irriconoscibile. Riservandoci per il ritorno la deviazione che a destra porta in Val di Naole, dritti a nord proseguiamo dapprima lungo la carrabile per poi deviare sulla traccia che rimonta sul crinale di Costabella, un panoramico sentiero d’alta quota dove con la Val d’Adige a destra e il fiordo gardesano a sinistra perveniamo al rifugio Fiori del Baldo (1815m, ore1). Senza indugiare sul solare balcone e adeguando il passo al brusco cambio di pendenza che ci aspetta, a nord risaliamo dritti al sovrastante rifugio Chierego (1911m, 20min), altro belvedere di tutto rispetto dove senza soluzione di continuità attacchiamo subito il nostro ultimo faticoso miglio, un’ultima ardua prova per gambe e fiato che in alto termina sulla Cima di Costabella (2050m, 30min), dove poco importa se gran parte della pianura e del lago sono velati dalla capricciosa foschia, ma già il semplice fatto di essere quassù a respirare l’aria frizzante mentre tutt’attorno un cielo incredibilmente azzurro e puro s’illumina nel candore della neve, è una soddisfazione che ben ripaga di tanta fatica. Mentre alcuni sciatori scivolano giù dall’immacolato versante gardesano a noi non resta che digradare nuovamente da quello meridionale, un lungo rientro tutto in discesa dove passando per il Chierego e mantenendoci stavolta ben oltre il rifugio Fiori del Baldo sull’affilato spartiacque della Costabella, con il sole in fronte più a sud caliamo dal versante orientale fin giù al bivio di bocchetta Naole (1686m, 50min). Tralasciando qui il sentiero Ottaviani e mantenendoci invece sulla traccia alla nostra destra, passando per il forte di Naole e proseguendo sulla mulattiera che corre nell’omonima valle, ben presto più a sud arriviamo al sospirato rifugio di Forte Naole (1760m, 20min), uno storico bàito del Baldo dove è difficile resistere all’invitante profumino che esce dalla cucina.
Dopo aver fatto gli onori a tagliatelle, dolce e quant’altro, non rimane che riprendere il nostro cammino di rientro verso sud, dove interrompendo da lì a poco il sentiero di fondovalle e intercettata giù dall’opposto versante delle Creste di Naole la vecchia strada militare già salita al mattino (10min), ecco che tornando da lì in poi sulle nostre stesse orme alla chiesetta della Madonna della Neve (10min) e passando per le vicine malghe d’Ortigara, alla fine giù per la Val del Sacco ritorniamo là dove la nostra avventura era iniziata (40min).
Dislivello assoluto 1020m.
Tempo di cammino ore 5:30.
Lunghezza tragitto Km 15.
                                      
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