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26/04 Cinque Terre

Diario di Bordo > 2023
Cinque Terre
26/04/2023
Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore, procedendo da ponente a levante sono i nomi dei pochi paesi o frazione di paese, che asserragliati fra le rupi e il mare hanno la fama di essere chiamati “Cinque Terre”. Un’ambiente magnifico dove mare, terra e cielo, vivono così a stretto contatto che talvolta è difficile individuarne i confini.

Dall’incantevole lido di Monterosso al Mare, la giornata inizia risalendo verso est l’erta rampa che dinanzi all’Hotel “Porto Rocca” conduce all’accesso ufficiale del sentiero “Verde-Azzurro”, un primo box di controllo dove esibire l’apposita Card e l’abbigliamento giusto, prima di proseguire in ordinata fila indiana sullo stretto e polveroso sentiero che dopo un primo tratto a picco sul mare s’insinua nella valle dell’Acqua Pendente, un nome questo che la dice lunga sull’erta salita che da lì a poco ci attende. Infatti, nell’alto dell’impluvio scavato dal torrente, ci ritroviamo ben presto ad arrancare su per la prima vera salita della giornata, un’erta e lunga serie di gradini che tra terrazzamenti coltivati a vitigno nel frattempo offre un bel scorcio sulla baia di Monterosso e il promontorio di Punta Mesco, prima di riprendere il lungo saliscendi che nella macchia mediterranea prosegue alto lungo la linea di costa, una vera e propria promenade vista mare, che a fianco della bella chiesa di Santa Margherita d’Antiochia termina tra le affollate viuzze di Vernazza (ore2), il secondo borgo della giornata. Lì dinanzi al piccolo porticciolo è arrivato il momento di fermare il tempo e lasciarsi trasportare dall’amena atmosfera tutta vacanziera, prima di risalire l’erta scala che dalla via principale arrampica su per l’ardita scogliera, dove con il poderoso torrione di Castello Doria e l’abitato di Vernazza ormai alle spalle, su in alto superiamo il secondo checkpoint della giornata. Ripreso così il sentiero Verde-Azzurro e tralasciata da lì a poco la deviazione a monte per Cigoletta, non rimane che persistere sulla bella mulattiera che costantemente protetta da una staccionata prosegue a mezza costa verso est, un alternarsi di pianeggianti tratti lastricati e altri gradinati, dove costeggiando caratteristici muretti e respirando l’aria che profuma di limone ed erbe selvatiche, nel frattempo risaliamo alla piccola frazione di Prevo (208m, ore1), il posto giusto per tirar fiato e perdersi con lo sguardo sull’infinito. Il sentiero in terra battuta inizia ora a calare di quota in un’ambiente tipicamente mediterraneo dove lecci e arbusti vari si sono ritagliati i loro spazi, e dove scavalcando pittoreschi ponticelli e cedendo il passo ai molti che ancora stanno salendo, alla fine di un suggestivo vialetto stretto tra due muri, ci ritroviamo a vagare fra le prime abitazioni di Corniglia (105m, 30min), l’intermedio borgo che nell’anfiteatro delle Cinque Terre si erge ben alto sul livello del mare. Tra una foto e un souvenir, lì tra gli affollati caruggi arriva il momento di sedersi attorno ad un tavolo e far gli onori alla cucina di casa, prima d’imboccare a fianco della chiesa di San Pietro il sentiero 587, l’unica possibilità questa per proseguire la nostra escursione a piedi, visto che la più agevole “Via dell’Amore” è ancora oggi chiusa per lavori. Manco a dirlo, rieccoci qui ad arrancare su per l’ennesima scala in pietra, una salita tutto sommato ben distribuita, che tra orti e fichi d’india sale dritta fin all’ennesimo bivio per Cigoletta (335m), punto in cui deviando a destra saliamo ulteriormente fin ai 400 metri della massima altezza raggiunta oggi, prima di abbassarci verso Porciano, antico gruppo di case questo incastonato tra i vigneti e dall’invidiabile vista mare. Davanti a tanta bellezza è impossibile non fermarsi a meditare, prima di proseguire sul viottolo che pressoché pianeggiante s’avvia nella suggestiva spirale disegnata dai caratteristici terrazzamenti che qui occupano l’intero anfiteatro costiero, un’opera d’arte e di duro lavoro che ancora oggi è garanzia di pregiati vini, e dove tra muretti a secco e casupole in pietra nel frattempo ci ritroviamo in quel di Volastra (330m, ore1).
A questo punto della giornata, una visita al maestoso Santuario di Nostra Signora della Salute è d’obbligo, prima di poggiare il piede sul primo dei 365 gradini che scandiscono la scoscesa e antica scalinata comunale, una vera tortura sia per chi sale che per chi scende, ma eccezionalmente scenografica soprattutto nella sua parte finale, dove tra gli ultimi terrazzamenti di vitigno e con la suggestiva immagine “presepe” di case colorate che sta difronte a noi, giù dalla scogliera che precipita in mare ci ritroviamo direttamente sulla banchina del piccolo porticciolo di Manarola (25m, 45min), posto e momento giusto per terminare la nostra escursione prima di prendere il treno che porta a Riomaggiore, ultimo borgo di questo incantato lembo di terra ligure, che ci ha regalato sensazioni ed emozioni difficilmente dimenticabili e descrivibili.      
Dislivello assoluto 400m.
Tempo di cammino ore 5:15.
Lunghezza tragitto Km 14.
Note:
Per accedere al sentiero Verde-Azzurro è necessario acquistare preventivamente l’apposita Card (box di controllo agli accessi dei borghi). Inoltre, visto che ancora oggi i due tratti della classica “Via dell’Amore” sono inagibili, ecco che per evitare l’ancor più impegnativa variante di “Via Beccara” a Manarola abbiamo preferito proseguire per Riomaggiore con il treno.
                            
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