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12/02 Pasubio

Diario di Bordo > 2026
Pasubio
Da Giazzera all'Alpe Alba e rifugio Lancia.
12/02/2026
Come nell’iconica opera di Friedrich “Viandante sul mare di nebbia”, eccoci qui nel settore più occidentale del Pasubio, dove con gli amici del CAI di San Pietro in Cariano siamo pronti a sfidare l’ignoto tuffandoci nella densa nebbia che a dispetto delle più rosee previsioni oggi avvolge l’innevato alpeggio dell’Alpe Alba.

In quel di Giazzera (1092m) proprio nel piazzale antistante il bar “La Terrazza” iniziamo risalendo su per la viuzza tutta innevata che nella parte alta del borgo s’innalza velocemente al di sopra dei tetti delle case, un bel modo per rompere il fiato e infilare il sentiero che su per il bosco va a intercettare più sopra ancora la strada principale per la piana del Chèserle e l’Alpe Pozza (1240, 20min). Proseguendo così per un breve tratto lungo la stessa strada che sarà poi il nostro rientro, ecco che sulla sinistra deviamo ora sul sentiero 132 delle “Hull”, un brusco cambio di pendenza e una dura prova per fiato e gambe che tra neve e ghiaccio termina su in alto tra i prati del monte Pazul (1416m, 40min), una radura libera da ostacoli dove purtroppo oggi non si riesce a vedere né il fondo della Vallarsa e tanto meno l’interminabile distesa di creste e cime che nei giorni migliori disegnano l’orizzonte al di là della Val d’Adige. Nebbia o no, poco sotto il cucuzzolo del Pazul arriva il momento di calzare le ciaspole, un accessorio necessario per proseguire a destra sul soffice manto che copre la stradina forestale, una dolce ma costante salita tra radi larici e betulle che più avanti sfocia nella candida spianata che circonda il Bàit dei Rossi, un paesaggio onirico di neve e nebbia dove si ha l’impressione di camminare tra le pagine di un vecchio album di foto in bianco e nero, e dove lì accanto alla propria baita una pittoresca coppia di contadini armati di falce e rastrello se ne stanno imperterriti a sorvegliare il bivio per malga Valli (1557m, 20min). Giusto il tempo di ricompattare la numerosa compagnia, e poco sotto il Bàito della Marisa tiriamo dritti sull’indicazione per il rifugio Lancia, un tratto in salita lungo l’ampia dorsale che a ridosso del Dos dell’Anziana s’innalza su per un rado boschetto, prima di puntare dritti verso il Col Santo, o meglio l’ombra del monte che là dinnanzi traspare appena nella pallida luce del sole invernale, un’atmosfera surreale dove d’improvviso ogni traccia e ogni punto di riferimento scompare, lasciandoci lì nel bel mezzo del nulla a cercare la giusta via per il Lancia. Una ciacola tira l’altra, ed ecco unirsi alla compagnia le quattro escursioniste che con tanto di cani al seguito finora hanno ricalcato la nostre stesse orme, l’occasione giusta per fare il punto della situazione, mentre a dissolvere ogni dubbio ecco apparire nella nebbia un solitario abete, un sicuro punto di riferimento che non è sfuggito alle nostre nuove compagne di viaggio, le quali senza indugio sono pronte a portarsi in testa al gruppo e aprire il solco che porta dritti al cuore dell’Alpe Alba (1837m, ore1:40), altra immacolata conca punteggiata da pittoresche casupole dove finalmente riappaiono nuovamente i colori bianco-rossi dei segnavia, un chiaro invito a proseguire nella successiva macchia boscata prima d’arrivare sulla cengia che s’affaccia sull’Alpe Pozza, passaggio un po' delicato questo che richiede attenzione, prima d’imboccare il scosceso canalino che tra le rocce scivola fin giù alla bella chiesetta alpina del rifugio Vincenzo Lancia (1825m, 30min).
Anche con il rifugio chiuso, lì sulla terrazza che guarda a mezzogiorno troviamo panche e tavoli che fanno al caso nostro, posto e momento giusto per il nostro frugale spuntino, prima di scattare l’immancabile foto ricordo e rimetterci in cammino sul segnavia 101. Un ritorno tutto in discesa lungo la vecchia e innevata strada militare che giù nel bosco passa prima per il sarcofago di ghiaccio che imprigiona i “Sette Albi”, e più in basso ancora per il mitico “Sassom”, due chicche da immortalare prima d’attraversare la successiva piana del Chèserle e arrivare così all’evocativo cimitero Austroungarico (ore1:15). Ricompattato qui il gruppo, non resta che persistere sulla strada che giù nel bosco supera nel frattempo l’incrocio col sentiero delle “Hull” preso al mattino, prima d’imboccare lì vicino la stradina che a sinistra cala drittamente a Giazzera, nostro punto di partenza (ore1:15).
Dislivello assoluto 750m. (↑806m, ↓767m).
Tempo di cammino ore 6.
Lunghezza tragitto Km 14.
                                             
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